Un libro-documentario sul creatore di Dylan Dog

Lo sceneggiatore di fumetti (e anche scrittore di romanzi) raccontato da chi lo ha conosciuto bene nel saggio “Tiziano Sclavi il narratore dell’incubo”

Dylan Dog e Tiziano Sclavi


Pubblicato il 10/01/2018

Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, scrive sceneggiature di fumetti e romanzi come fossero film. Ed è quindi appropriato che il saggio “Tiziano Sclavi narratore dell’incubo”, pubblicato da Sergio Bonelli, l’editore del cosiddetto “Indagatore dell’Incubo”(216 pagine, 32 euro) sia strutturato come una sorta di documentario su carta: si alternano interventi di varie persone che lo hanno conosciuto o hanno collaborato con lui (sceneggiatori, disegnatori, registi, redattori) con bellissime immagini dei suoi fumetti e dei tanti film che lo hanno plasmato il suo immaginario (Sclavi è un grande cinefilo).  

 

Il saggio è curato da Franco Busatta, redattore di Dylan Dog e dall’illustratore e art director Federico Maggioni, vecchio amico e collaboratore di Sclavi sin dagli anni Settanta che ha anche curato l’affascinante grafica del libro (con molte pagine “macchiate” di schizzi di sangue).  

 

(La copertina del libro)  

 

Un libro che tratteggia un ritratto a tutto tondo dello scrittore, che avrebbe voluto fare il regista ed è diventato sceneggiatore di fumetti, e lo sceneggiatore, specie chi come lui dà indicazioni molto precise al disegnatore, è il regista del fumetto. 

Si inizia dagli anni Settanta, quando Sclavi, classe 1953, cresciuto nel pavese viene scoperto dalla nota scrittrice e fumettista delle sue parti Grazia Nidasio, che gli procura le prime collaborazioni, in primis al “Corriere dei Ragazzi”, celebre settimanale a fumetti figlio del “Corriere della Sera” e fratello maggiore (come target) del “Corriere dei Piccoli”. 

 

Al “Corriere dei Ragazzi” conosce lo stesso Federico Maggioni, lo scrittore Mino Milani, un suo mentore, e il di poco più vecchio Alfredo Castelli, grande sceneggiatore di fumetti che poi ritroverà alla Bonelli, e ingaggeranno una sorta di virtuosa rivalità, ciascuno cercando di fare i fumetti più belli, Sclavi con Dylan Dog e Castelli con il suo Martin Mystère. 

 

Si alternano nel libro, oltre ai già citati, personaggi come Mauro Marcheselli, per anni curatore di Dylan Dog (subentrato a Sclavi) e in seguito direttore editoriale della Bonelli e grande amico di Sclavi, il regista Giancarlo Soldi, che nel 1992 dirige il film “Nero” scritto dallo sceneggiatore e nel 2014 gli dedica il documentario “Nessuno siamo perfetti”, l’ex direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli che ha lavorato con lui al “Corriere dei Ragazzi”, il disegnatore del numero uno di Dylan Dog Angelo Stano e colleghi sceneggiatori come Mauro Boselli (curatore di Tex) e Moreno Burattini (curatore di Zagor). 

 

Il libro ripercorre tutta la carriera di Sclavi, dal Corriere dei Ragazzi”, alla collaborazione al settimanale cattolico “Il Giornalino” (pur essendo ateo, riusciva quasi sempre a essere rispettoso della committenza), all’arrivo da Sergio Bonelli dove è redattore, scrive alcune storie di Mister No e Zagor (personaggi creati dallo stesso Bonelli) e poi nel 1986 crea la serie Dylan Dog, che intercetta le inquietudini di un’intera generazione. 

 

(Pagine interne del libro)  

 

Il ritratto non è agiografico: non vengono taciute le spigolosità del carattere di Sclavi, brillante e simpatico, ma tendente a forti crisi depressive, e che per anni ha avuto seri problemi di alcolismo. 

 

Boselli, che negli anni Ottanta era suo vice nella rivista “Pilot” edita da Bonelli racconta la sua reazione alle scarse vendite del magazine: “La storia secondo la quale cercò di rovesciarmi addosso una scrivania è vera.” 

 

Lo stesso successo di Dylan Dog lo coglie impreparato, nei primi anni Novanta lascia la redazione e dirada le sceneggiature, non appare mai agli eventi sul personaggio, come il festival di film horror “Dylan Dog Horror Fest”. 

 

Chissà cosa sarebbe successo se Dylan Dog avesse avuto un successo “normale”, come Martin Mystère e non fosse diventato un fenomeno di costume. Forse avrebbe scritto più romanzi: lo Sclavi romanziere è meno noto dello Sclavi fumettista, però è il preferito da Maggioni e Milani e romanzi come gli autobiografici “Le etichette delle camicie” e “Non è successo niente” degli anni Novanta, molto apprezzati da un intellettuale aperto come Carlo Fruttero (un altro suo lettore “illustre” era Umberto Eco, fan di Dylan Dog) avrebbero meritato maggiore successo. 

 

“Più che la sua indiscutibile e indiscussa bravura, il suo atteggiamento ne costituiva uno di quei personaggi che fanno tanto folklore e piacciono tanto a un certo tipo di intellettuale” ricorda Castelli. 

 

“Tiziano non si muove di casa, Tiziano mangia solo ketchup, Tiziano non vuole essere fotografato, Tiziano passa la vita dall’analista. (..) Invece che contrastarle, abbiamo incoraggiato e fortificato certe sue idiosincrasie che sicuramente non hanno contribuito a farlo stare meglio.” 

 

Pochi anni fa nel documentario, “Nessuno siamo perfetti”, Sclavi appariva in una della sua abituali crisi depressive. Recluso con la moglie e i cani in una bella villa in campagna (dove, come si vede nel libro, si circonda di “roba da nerd”, pupazzi di personaggi a fumetti o di film, come Alien e Terminator). 

 

(Alien a casa di Tiziano Sclavi)  

 

Più di recente ha invece ripreso a scrivere Dylan Dog, da anni affidato ad altri autori e da una sua idea è nata la serie spin-off di prossima pubblicazione “I racconti di domani”, ambientata nell’universo del personaggio. 

 

Anche se ha spesso dichiarato di voler essere dimenticato, leggere un fumetto (e, magari, chissà, un nuovo romanzo) di Sclavi è sempre una bellissima esperienza. 

 

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