Picchiò il figlio in piazza “come un cane”: condannato il padre e marito violento

L’adolescente non era l’unica vittima delle angherie dell’uomo: vittima anche la moglie


Pubblicato il 19/01/2018
Ultima modifica il 22/01/2018 alle ore 08:02
torino

Un uomo “bestiale”. Usa queste parole la Corte d’Appello per motivare la condanna a sette anni di carcere di un quarantunenne di origine albanese accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza sessuale sulla moglie, violazione degli obblighi di assistenza familiare. Una persona aggressiva: il 12 ottobre 2012, adirato oltre misura perché il figlio, all’epoca tredicenne, non aveva rispettato gli orari di ritorno a casa, lo prese a cinghiate in mezzo a piazza Risorgimento.  

Lo picchiò, scrivono i giudici, «in pubblica piazza, come non si farebbe neppure con un cane» (e la frase è chiusa da quattro punti esclamativi). Un fatto che, secondo i magistrati, basta anche da solo a dimostrare la «bestialità» dell’imputato.  

L’adolescente non era l’unica vittima delle angherie dell’uomo. E la moglie, parte civile con l’avvocato Giulio Calosso, in udienza «ha descritto in modo toccante le condizioni di vita che il marito le aveva imposto». Avrebbe voluto ribellarsi, scappare ai tormenti, fuggire alle violenze, ma era «assillata dai parenti, che insistevano sull’unità della famiglia ad ogni prezzo».  

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