Sogni d’Estate, ora spunta l’ipotesi usura

Gli scenari dell’inchiesta sulla cessione dei bagni

La piscina con acquascivolo all’interno dello stabilimento balneare Sogni d’Estate


Pubblicato il 20/01/2018
imperia

Si ipotizzano nuove ipotesi di reato tra cui un’usura un tempo definita «impropria», nell’inchiesta sulla vendita dello stabilimento balneare Sogni d’estate a Imperia, passato di mano l’anno scorso. Da una denuncia dei vecchi proprietari e in particolare da un esposto a firma di Claudio Roggero, Procura e Fiamme Gialle hanno iniziato un lavoro investigativo che ha già portato al sequestro di corposa documentazione, la maggior parte facente capo a Luca Ramone, commercialista e imprenditore, che ha partecipazioni in diverse società del ramo turistico. Per il momento è indagato per truffa, riciclaggio e intestazioni fittizie di beni e con lui, nel fascicolo aperto dai pm Grazia Pradella e Alessandro Bogliolo, figurano anche tre prestanome: Enrico Debenedetti, già titolare del Joy Club, discoteca di Alassio distrutta da un incendio di origine dolosa il giorno stesso dell’inaugurazione, l’estate scorsa, e ora inserita nel fallimento della società «Le vele»; Dominique Mastracchio, braccio destro a cui Ramone aveva affidato la conduzione del C’est si Bon, ristorante di Calata Cuneo che ha cambiato gestione; infine Daniela Caridi, alla quale, prima che venissero acquistati da una misteriosa fiduciaria di Milano, erano stati intestati i Sogni d’Estate. La Caridi sarebbe stata la classica testa di legno, almeno secondo quanto ipotizza la magistratura. In quanto a Debenedetti, Ramone era venuto in contatto con lui facendo da tramite con un uomo d’affari d’Imperia, ora stabilitosi a Montecarlo, che aveva intenzione di acquistare il Joy Club. Particolare curioso legato agli avvenimenti di Alassio: la discoteca non era risultata assicurata. La polizza era stata fatta il giorno dopo l’incendio da una segretaria distratta che aveva lasciato scadere i termini. Oltre il danno, la beffa.  

Tornando alla vendita dei Sogni d’Estate. La nuova società non ha mantenuto nessuno degli impegni finanziari contratti coi vecchi proprietari. Che si sono visti «sottrarre» il bene senza beneficio economico (di qui l’ipotesi dell’usura) e con 600 mila euro di debiti tuttora pendenti. L’accordo alla stipula delle firme prevedeva che la nuova società avrebbe provveduto a sanare i bilanci pagando fornitori e banche. I soci attuali si erano premurati di versare i 170 mila euro al demanio per evitare che scadesse la concessione. L’impianto comprende spiaggia, piscina con acquascivolo, ristorante e bar, dehors: vale qualche milione.  

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