Elogio del libraio torinese

La blogger Petunia Ollister e l’amore per la lettura nella città del Salone del Libro, di Portici di Carta e di Colti, il Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti
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Portici di carta a Torino


Pubblicato il 21/01/2018
Ultima modifica il 21/01/2018 alle ore 11:09
torino

Non penso che chi legge sia migliore di chi non legge. E mi divincolo subito da un altro cliché: oltre a pesare, fagocitare metri lineari e attrarre polvere come nient’altro sulla faccia della terra, i libri non hanno un buon odore. Quindi niente di romantico. Mi piace leggere. Mi piacciono i libri perché sono i miei strumenti di piacere.  

 

Non è la norma inciampare continuamente in libri, gente che fa i libri, presentazioni di libri, saloni del libro, biblioteche, bancarelle di libri usati, mercatini dei libri rari, libri fuori catalogo, librerie antiquarie, librerie senza ulteriori specifiche e librai. Tantissimi librai. Ma a Torino è così, basta passeggiare lungo le vie del centro durante il fine settimana di Portici di Carta per rendersi conto quanti siano i librai di questa città.  

 

Ognuno con il suo stile, con la sua specificità, poco avvezzi alle chiacchiere se non interpellati. Con un occhio alla mimica del cliente e un altro alle faccende della libreria. Sfatiamo un altro mito: il libraio non passa tutto il suo tempo a leggere e consigliare libri, ma si deve anche preoccupare di far funzionare un’attività che si occupa di vendere un prodotto contemporaneamente commerciale e culturale. Fare il libraio è si il mestiere più bello del mondo, in my humble opinion, ma non è certo un pranzo di gala. 

 

Quando a Torino venticinque librerie hanno deciso di far nasce «Colti», il Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti, non mi sono stupita più di tanto conoscendo il serio approccio al lavoro di alcuni promotori. Non era per nulla scontato invece il grande successo di pubblico e mediatico che hanno avuto gestendo la libreria collettiva al Salone del Libro 2017.  

 

Spero che i torinesi si rendano conto che librai così preparati e capaci di fare rete non si trovano ovunque, sono un’eccezione e un’eccellenza da cui prendere esempio anche fuori dalla filiera editoriale.  

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