Leishmaniosi, Imperia “zona rossa”

Provincia ancora definita ad alto rischio ma l’aggressività inizia a diminuire

Nel solo capoluogo i proprietari di cani sono ben quattromila


Pubblicato il 21/01/2018
IMPERIA

Sulla mappa il colore è rosso fiammante, il più pericoloso. Quello tipico dell'allarme: zona fortemente «enzootica». Tutta la provincia di Imperia, con un’accentuazione nella zona di confine con la Francia, è a grande rischio leishmaniosi.  

La più recente mappa diffusa dal progetto europeo Vbornet di concerto con il Centro europeo prevenzione e controllo delle malattie di Stoccolma, coordinato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità, non dice - però - che l’aggressività della malattia più temuta dagli oltre 14 mila proprietari di cani di tutta la provincia (oltre 4 mila soltanto nel capoluogo), stando alle ultime analisi sul campo, sarebbe comunque stabile, con una leggera tendenza alla regressione. Abbassare la guardia, a livello di prevenzione e diagnosi precoce, sarebbe però pericoloso. Anche perché, tornando al dato iniziale, il Ponente è e resta, a detta di veterinari e ricercatori, assolutamente zona endemica. 

«Diciamo che la percentuale degli animali infettati resta alta, sicuramente oltre il 25% della popolazione canina provinciale e non lontana dal 30% - conferma Walter Mignone, responsabile della sezione imperiese dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, grande studioso della leishmaniosi sin dalla sua comparsa, negli anni Ottanta, alle nostre latitudini - la novità positiva è che da qualche tempo, grazie agli esami sierologici annuali, si riesce a tenere maggiormente sotto controllo la subdola malattia che, voglio ricordare, se presa in tempo e curata con le dovute terapie, non porta da sola direttamente alla morte del cane. Un esempio lo posso portare io stesso: presi un animale dal canile quando aveva otto mesi. Scoprii che era stato infettato: insieme al dottor Marco Poggi del Centro veterinario imperiese, con cui ho condiviso studi, ricerche e pubblicazioni specifiche sull’argomento, è stato subito curato e oggi, a 8 anni, è in buona salute». 

Il problema, a differenza del passato, è che oggi - avendo sviluppato nel tempo una resistenza cellulare superiore agli effetti provocati dalla leishmaniosi - anche il cane infettato non manifesta, spesso, alcuni tra i principali sintomi della malattia (dimagrimento, letargia, diradamento del pelo, scarso appetito e uno stato generale di prostrazione). «Il risultato - aggiunge Mignone - è che molti proprietari non si accorgono di nulla sino a quando non fanno il controllo sierologico annuale».  

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