Recuperate le monete rubate al Museo archeologico di Aosta: “Avevo bisogno di soldi”

Il cinquantenne Stefano Di Mascio è stato denunciato per furto con scasso. La refurtiva era già nelle mani di un numismatico canavesano

Stefano Di Mascio ripreso dalle telecamere del Museo archeologico di Aosta poco prima del furto


Pubblicato il 03/02/2018
Ultima modifica il 06/02/2018 alle ore 11:27

«Avevo bisogno di soldi». E così, trovandosi davanti dieci monete d’oro, ha scassinato la teca che le conteneva e se le è messe in tasca, per poi confondersi tra i visitatori della Fiera di Sant’Orso e far perdere le proprie tracce. Quando gli agenti della squadra mobile della questura lo hanno rintracciato, ha ammesso le colpe e ha spiegato di aver approfittato della situazione. Stefano Di Mascio, 50 anni di Aosta, è stato denunciato a piede libero per furto con scasso. Nella tarda mattinata di mercoledì 31 gennaio ha rubato dieci monete di epoca bizantina al Museo archeologico regionale di piazza Roncas, ad Aosta. Ieri è stato rintracciato dalla polizia. 

 

AESMAN

Le dieci monete di epoca bizantina recuperate dalla polizia  

 

Le monete erano già nelle mani di un numismatico canavesano, forse ignaro della loro provenienza; sono state recuperate dai poliziotti piemontesi e saranno riconsegnate al Museo. Di Mascio è stato riconosciuto dagli agenti «anche se la qualità delle immagini della sorveglianza non erano ottimali» dice il commissario capo Eleonora Cognigni, dirigente della squadra mobile. Che aggiunge anche che «il furto è stato favorito dalle scarse condizioni di sicurezza all’interno della struttura». La polizia non entra nel merito, ma nonostante la teca fosse allarmata e l’allarme sia scattato subito, l’intervento di custodi e vigilanza potrebbe non essere stato immediato. Il ladro ha agito senza alcun timore delle telecamere «forse perché pensava fossero spente» spiega il capo di gabinetto Augusto Canini

 

Per Di Mascio il pm Luca Ceccanti ha disposto per lunedì il processo con rito direttissimo «vista la rapidità tra la notizia di reato e la conclusione delle indagini» spiega la polizia. Per il numismatico canavesano, di cui la polizia non ha diffuso l’identità né il domicilio, «si valuterà in una fase successiva la posizione». 

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