Fiera di Sant’Orso, polemica sull’idea di cambiare le date per incassare di più

Visitatori all’ultima Fiera di Sant’Orso


Pubblicato il 05/02/2018
Ultima modifica il 06/02/2018 alle ore 12:41
aosta

«Già che ci siamo, cambiamo la data del Natale: mettiamolo l’ultimo weekend di dicembre!». Filippo Gérard, presidente dell’Adava, l’associazione degli albergatori valdostani, ironizza sulla proposta che Ascom confcommercio VdA ha annunciato di voler portare alle amministrazioni regionale e comunale, ossia organizzare la Fiera di Sant’Orso non il 30 e 31 gennaio, ma nel fine settimana a chiusura del mese. L’associazione dei commercianti vorrebbe il cambiamento per ottimizzare e accrescere le ricadute economiche che l’evento più antico e importante della Valle genera per gli operatori turistici.  

 

«Già 15 anni fa - ha detto Giuseppe Sagaria, rappresentante per la città - facevo presente come l’indotto per tutte le categorie sarebbe stato infinitamente più interessante se la fiera cadesse di sabato e domenica. Ricordiamoci che la differenza tra intrasettimanale e fine settimana è di circa 70 mila persone». Secondo Gérard, che sottolinea «non mi siederò mai a un tavolo di lavoro in cui ci sia questa proposta», «non si può, davanti a una fiera millenaria che tutto il mondo ci invidia, pensare solo al profitto. Lo sviluppo di un territorio e quindi della comunità, dell’occupazione, non passa solo da una valutazione di profitto. Altrimenti si potrebbe giustificare la riapertura della caccia alle balene».  

 

Secondo gli albergatori, che peraltro in questa 2018

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Foire infrasettimanale hanno messo in luce molte camere vuote, la data non si deve toccare: «Sarebbe rovinare in modo semplicistico una tradizione radicata da più di mille anni nel territorio: mi immagino le generazioni future che aprendo Wikipedia leggono “Fiera di Sant’Orso, da sempre il 30 e 31 gennaio, ma dal 2019 spostata all’ultimo weekend del mese per esigenze commerciali”». «Oltretutto - aggiunge - questo ci precluderebbe la candidatura della Foire a patrimonio Unesco dell’umanità, una grande opportunità».  

 

Gli artigiani, protagonisti della kermesse, sono irremovibili sul 30 e 31 gennaio: «Sono più di mille anni che è così, non ha nessun senso cambiare. Sarebbe snaturare l’evento» dice Luciano Regazzoni, maestro artigiano, 51 anni, di Fénis. Più duro ancora un veterano della Fiera, Roberto Chiurato, 68 anni, di Saint-Vincent: «Invece di immaginare di cambiare data i commercianti delle vie dovrebbero cominciare a riconoscere la presenza e il lavoro di noi artigiani senza i quali la fiera non ci sarebbe. E quest’edizione con meno gente è stata una delle più belle e piacevoli degli ultimi anni».  

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