Il livello di sicurezza del Museo archeologico fa litigare questura di Aosta e Sovrintendenza

Scontro dopo il furto di 6 monete bizantine ritrovate dopo poche ore dalla polizia.


Pubblicato il 07/02/2018
aosta

«La qualità delle immagini della sorveglianza non era ottimale» e le condizioni di sicurezza nella struttura erano «scarse». Dopo il furto di dieci monete d’oro di epoca bizantina al Museo archeologico, risolto in 48 ore con la denuncia dell’autore, la polizia ha usato parole dure. Ma la Sovrintendenza ai beni culturali non ci sta: «Le condizioni di sicurezza delle nostre strutture sono buone, quello del giorno della Fiera di Sant’Orso è il primo furto con scasso che subiamo» dice il sovrintendente Roberto Domaine.  

 

La teca in cui erano custodite le monete non garantiva adeguati standard di sicurezza? «Sono teche blindate e allarmate - spiega Domaine -, che il ladro ha forzato». L’allarme non è sufficiente? «È scattato, ha fatto il suo mestiere. Nel museo ci sono 81 punti allarmati, i custodi devono individuare sulla mappa da quale è partito l’allarme, verificare eventuali effrazioni e dare l’allarme alle forze dell’ordine. Il custode presente ha fatto bene il suo lavoro e anzi, ci siamo complimentati con lui. Il suo compito è di essere attento, ma non è un “vigilante”, e non voglio in nessun modo che un mio custode intervenga e si confronti con un ladro». Le telecamere sono di bassa qualità? «Non sono ad alta definizione, hanno 15 anni. Ma anche loro hanno fatto il loro mestiere. La polizia ha riconosciuto il ladro grazie a quelle immagini». 

 

L’assessore alla Cultura, Emily Rini, ha ringraziato «di cuore la questura, in particolare la squadra mobile guidata dalla dottoressa Eleonora Cognigni, per l’eccellente lavoro». E anche Domaine ringrazia «tutto il personale della polizia che ha permesso in brevissimo tempo di recuperare il patrimonio rubato». 

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