Comune, fino al via libera al bilancio spese tagliate del 50%

La delibera dell’assessore Rolando: «Il contesto finanziario è difficile». Città in esercizio provvisorio
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Austerità in attesa che il documento contabile sia varato


Pubblicato il 10/02/2018
Ultima modifica il 10/02/2018 alle ore 15:38
torino

Non sarà un anno facile. Si sapeva, le conferme si susseguono un giorno dopo l’altro. Per dire, martedì la giunta Cinquestelle ha approvato un provvedimento che testimonia almeno due cose: a differenza di altre grandi città, come Roma e Milano, che già da tempo hanno approvato il bilancio di previsione 2018, Torino è ancora ferma al palo e a questo punto è certo che non rispetterà la scadenza fissata per legge al 28 febbraio; e, in attesa che il documento contabile sia varato, Palazzo Civico ha deciso una drastica cura dimagrante bloccando sostanzialmente quasi tutte le spese non urgenti e indispensabili. 

 

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La delibera, firmata dall’assessore al Bilancio Sergio Rolando, detta le regole che il Comune adotterà in questa fase di esercizio provvisorio. Per legge, le uscite dovrebbero limitarsi per ciascun mese a un dodicesimo della spesa complessiva dell’anno precedente: significa che si può spendere non più di quanto sborsato nello stesso mese dell’anno prima. Bene, l’amministrazione Cinquestelle ha dimezzato la spesa possibile in questa fase temporanea: il budget mensile sarà massimo il 50% rispetto al 2017. Il perché lo spiega lo stesso Rolando nella delibera: «Il difficile contesto finanziario che stiamo attraversando richiede che le attività siano limitate alle sole considerate effettivamente prioritarie, nonché finalizzate a investimenti per il benessere e la promozione della Città, ponendo in essere una manovra interna che si concretizzi attraverso stabili economie di spesa ed incrementi strutturali di entrata e attraverso la sospensione di ogni nuova iniziativa e progettazione che non sia stata preventivamente discussa».  

 

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Su una città già alle prese con non poche difficoltà incombe un 2018 complicato. C’è il fondo crediti di dubbia esigibilità, ovvero le risorse da accantonare per i crediti che difficilmente verranno riscossi, che passerà dai 65 milioni del 2016, diventati 71 del 2017, a circa 80. I trasferimenti dallo Stato si sono ridotti di un milione. E, in aggiunta, c’è il piano di risanamento imposto dalla Corte dei Conti (che si pronuncerà a fine mese) e che per quest’anno comporta un taglio alla spesa di 30 milioni, il blocco delle assunzioni e dei mutui. 

Anche così si spiegano i ritardi nel varo del bilancio. Per legge i Comuni devono approvare la finanziaria 2018 entro il 28 febbraio. Poiché il Consiglio comunale deve avere 21 giorni di tempo per esaminarla, la giunta avrebbe dovuto presentarla martedì. Invece ha approvato la delibera che avvia l’esercizio provvisorio. 

 

Serve ancora del tempo, la Città arriverà in ritardo e probabilmente verrà richiamata dalla prefettura come già accaduto lo scorso anno. Un ammonimento formale che non ha alcuna conseguenza pratica. È possibile tuttavia che dal governo arrivi una ciambella di salvataggio: la conferenza Città-Stato giovedì ha pattuito di estendere i termini al 31 marzo anche se per l’ufficialità serve un atto del governo. Il guaio a Palazzo Civico è che i macigni del 2018 (piano di rientro, fondo crediti, incertezze sui trasferimenti dai vari enti) rendono la situazione molto complessa. Il ritardo nell’approvare il bilancio dipende anche dal fatto che è in corso uno sfiancante lavoro sulle spese da tagliare quest’anno. Per dare un’idea della situazione basti pensare che al momento i fondi per le manutenzioni, che nel 2017 ammontavano a circa 60 milioni, grazie anche a numerose entrate straordinarie, sarebbero ridotti a circa 15. Una cifra che dovrebbe bastare per scuole, strade e aree verdi. Impossibile.  

Anche per questo la giunta Appendino ha deciso di prendere tempo alla ricerca di soluzioni che rendano il meno traumatica possibile la quadratura dei conti, sperando che arrivi la proroga da Roma e che magari il bilancio possa essere varato dopo il 4 marzo 

 

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