Soldi da restituire, il buco M5S sale ad almeno 1,1 milioni di euro. Di Maio: “Fuori le mele marce”

Parlamentari tutti convocati a Roma per fornire la documentazione. E in serata cade la prima testa. Buccarella: «Mi autosospendo»
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Durante l'evento l’altro giorno a Lecce, con i senatori M5S Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, Di Maio parla nervosamente al telefono - poco dopo che Le Iene sono andate via dalla sala - durante il discorso di Buccarella


Pubblicato il 12/02/2018
Ultima modifica il 12/02/2018 alle ore 21:23
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La cifra aumenta di ora in ora: non sono 226 mila euro, come aveva anticipato La Stampa, ma nemmeno i 500 mila euro che hanno fatto filtrare dallo staff del M5S. Il timore dei grillini è che il buco tra quanto i parlamentari 5 Stelle hanno dichiarato e quanto risulta nel fondo di garanzia del Mise, sia ben superiore al milione. Per ottenere il totale esatto dei bonifici di deputati e senatori, dal calcolo infatti dovrebbero essere esclusi gli europarlamentari (600 mila euro), i consiglieri regionali (530 mila euro) e qualche altro ex 5 Stelle, che invece risultano nell’insieme della somma del Mise. A questo punto, la differenza con la cifra fornita dal M5S sul sito tirendiconto.it, va oltre 1,1 milioni di euro. Potrebbero esserci stati degli errori nel conteggio dei grillini, ma ormai anche nel M5S ammettono che a truccare i bonifici possono essere stati tra i 10 e i 12 parlamentari. 

 

Un senatore si autosospende  

Senatori e deputati del M5S sono tutti convocati a Roma domani, martedì mattina, per fornire la documentazione dei rimborsi effettuati durante la legislatura. Intanto, in serata, cade la prima testa. «Mi considero autosospeso dal M5s per tutelare anche la mia serenità personale e familiare», annuncia il senatore Maurizio Buccarella su Facebook dove spiega: «Ho appena inviato all’assistenza di Tirendiconto i bonifici esitati degli ultimi tre mesi del 2017 (tot.12.292,75 euro), finora pubblicati sul sito in forma di mero ordine di disposizione. Relativamente agli ultimi due mesi di novembre e dicembre avevo fatto una leggerezza, però: avevo revocato i due bonifici». 

 

 

I conti non tornano  

I parlamentari sostengono di aver versato al fondo per le piccole imprese 23.418.354 euro, mentre il ministero dello sviluppo economico registra una cifra di 23.192.331. Il buco pareva dunque essere di 226 mila euro. In realtà - e dal M5S confermano all’agenzia che «l’ammanco sarebbe più alto di quello riportato su alcune testate nei giorni scorsi» - sul conto delle restituzioni compaiono anche i soldi versati dagli eletti M5S nelle regioni, il che complica ulteriormente la faccenda. I soldi spariti sono molti di più. 

 

Già solo tre regioni fanno saltare tutto: il M5S Emilia Romagna dichiara di aver 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Un totale di 516.361 euro che, a rigor di logica, andrebbe sovrapposto e sommato al buco iniziale. Le cifre però ballano ancora paurosamente, come tutta questa storia. 

 

Al di là degli importi - nessuno obbliga il M5S a restituire soldi, il discorso si fa diverso se un politico viene pescato a mentire (davanti alle Iene sia Cecconi sia Martelli negano tutto, mentre di lì a pochi giorni verranno cacciati dal Movimento, con ammissione dunque di responsabilità) - la questione ulteriormente più grave potrebbe essere l’eventuale falsificazione ideologica in atti pubblici, come sono comunque le certificazioni di avvenuti bonifici in un gruppo parlamentare.  

 

Di Maio: “Via le mele marce”  

Il candidato leader del Movimento, Luigi Di Maio, ha tenuto una linea assai oscillante, in questi giorni. La sera del 9 febbraio, quando la Stampa stava scrivendo e documentando che esisteva un grosso problema, e che di lì a poco Le Iene ne avrebbero fornito documentazione, ha prima attaccato preventivamente Mediaset sul blog delle stelle, un attacco con una tempistica non casuale. Poi ha fatto uscire sulle agenzie la seguente frase: «Sono orgoglioso di Martelli e Cecconi». La linea ufficiale era: i due rinunciavano spontaneamente alla candidatura (cosa peraltro impossibile, ma è un altro discorso), e il leader li apprezzava per il nobile gesto, e oltretutto, scoperto il disguido, erano corsi a mettersi in regola. La mattina dopo, scenario totalmente cambiato. Filtrava la nuova posizione di Di Maio: «Vanno Cacciati». E il pomeriggio, a Lecce, davanti alla iena Filippo Roma: «I due sono già fuori dal Movimento», addirittura prestabilendo l’esito di un’inchiesta dei probiviri M5S in corso. Infine, poche ore fa, la mattina del 12 febbraio, li ha addirittura apostrofati con parole sprezzanti, «sono mele marce». Ora almeno un’altra decina di parlamentari M5S sarebbero nel mirino delle false restituzioni. 

 

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