Giordano scrive sui guai di Facebook: ecco la terza vita dell’ex sindaco di Novara

Ha pubblicato un libro con due colleghi del suo studio legale

Massimo Giordano e Riccardo Lanzo


Pubblicato il 13/02/2018
Ultima modifica il 13/02/2018 alle ore 10:51
novara

Avvocato, poi assessore, sindaco per due mandati, assessore regionale e infine ancora avvocato. Ora anche scrittore. Una terza «professione» per Massimo Giordano, politico della Lega Nord a Novara che, dopo qualche guaio con la giustizia (è attualmente a processo per episodi di corruzione e concussione legati alla sua attività di primo cittadino a Novara e di assessore per il Piemonte), si è rituffato a tempo pieno nella professione e ha pubblicato assieme a due colleghi di studio, Monica Bombelli e Riccardo Lanzo, un volume che riguarda il mondo dei social, le sue insidie, i reati che si possono commettere. «Diritto di Facebook» è un «viaggio nella giurisprudenza italiana per scoprire come i nostri giudici affrontano le problematiche legate al popolarissimo social network» spiega.  

 

L’idea è nata un po’ di tempo fa per caso, racconta ancora Giordano: «Una mia amica, separata, mi chiedeva consigli sulla pubblicazione di foto del figlio. Il bambino è minorenne e il padre si lamentava per la sovraesposizione delle immagini. Io guardo un po’ di giurisprudenza e mi si è aperto un mondo che non conoscevo. Assieme ai colleghi decido di approfondire la materia e così abbiamo raccolto spunti e suggerimenti in questo volume». «Diritto di Facebook» è un libro di 110 pagine (Key editore), facilmente consultabile anche da non esperti di diritto: «Parlano le sentenze. Abbiamo ricercato quelle che riguardano il mondo di Facebook e le abbiamo riportate, così che possano essere di aiuto alla gente comune che si trova nella stessa situazione». 

 

Ecco allora che compaiono temi come il falso profilo, la sostituzione di persona, il diritto all’immagine e alla privacy, le molestie, la pedopornografia, e il più recente cyberbullismo. Senza però dimenticare anche argomenti che passano meno alla ribalta delle cronache ma che sono quanto mai attuali e frequenti, come i riflessi di Facebook sulla separazione e i divorzi: «Pochi sanno che certe frasi o foto pubblicate sul proprio profilo possono diventare un’arma a doppio taglio quando si va davanti al giudice». 

E i casi, dice Giordano, sono molti: «Facciamo riferimento a chi “posta” frasi ingiuriose e viene licenziato, chi “posta” foto di sé sul posto di lavoro e si trova contro il datore, chi mette immagini con il proprio figlio e tiene in mano coltelli o altri armi. Post che nel mondo virtuale possono sembrare leggeri o innocui, nel mondo reale possono avere conseguenze molto gravi». 

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