La più grande missione di donne scienziate salpa per l’Antartide

Ottanta scienziate in partenza verso l’estremo Sud del mondo. Obiettivo? Promuovere il ruolo delle donne nella scienza e contrastare il disequilibrio di genere nelle politiche ambientali. Per la prima volta anche due italiane a bordo


Pubblicato il 13/02/2018
Ultima modifica il 13/02/2018 alle ore 12:39

Si tratta della più grande spedizione scientifica tutta al femminile mai organizzata in Antartide. Dal dicembre 2016, quando il progetto è stato lanciato, la sua eco ha già raggiunto oltre 400 milioni di persone in tutto il mondo.  

 

Homeward Bound- questo il nome del programma australiano, nato da un’idea di Fabian Dattner, imprenditrice e attivista - è pronto per dare l’avvio alla sua seconda edizione con destinazione Antartide, prevista per il mese di febbraio 2018. L’obiettivo è duplice: da un lato promuovere il ruolo delle donne e la loro visibilità nel mondo tecnico-scientifico ancora prevalentemente maschile, e dall’altro influenzare positivamente gli orientamenti delle politiche pubbliche globali in favore dell’ambiente e della lotta ai cambiamenti climatici.  

 

Per questa nuova spedizione, è stato selezionato un equipaggio di 80 donne scienziate provenienti da tutto il mondo. Nel corso di quest’anno, saranno impegnate in un programma di formazione su temi legati a leadership, capacità strategiche e di comunicazione, climatologia e ambiente, che si concluderà con una missione di tre settimane in Antartide. La formazione in equipe permetterà a queste scienziate di partecipare più attivamente all’orientamento delle politiche ambientali, favorendo la presenza di una voce corale in merito alle decisioni che riguardano temi socialmente rilevanti come i cambiamenti climatici, il riscaldamento globale, la deforestazione e l’erosione della biodiversità. Per la prima volta, due italiane saranno a bordo della spedizione: Gaia Dell’Ariccia, ricercatrice in comportamento animale che da oltre 10 anni lavora sulla migrazione degli uccelli marini attraverso gli oceani in diversi istituti internazionali (Montpellier, Barcellona, Zurigo), e Elena Joli, fisica teorica che ha studiato i buchi neri all’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi .  

 

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